L'industria dell'intrattenimento è sull'orlo di una profonda trasformazione, e l'American Federation of Musicians (AFM) non permetterà che i suoi membri rimangano indietro. Rappresentando oltre 80.000 musicisti professionisti negli Stati Uniti, l'AFM ha appena lanciato la sua campagna di advocacy 'Human Made, Human Paid' (Fatto da umani, Pagato da umani), chiedendo protezioni critiche sull'IA e un giusto compenso dalle principali etichette discografiche della nazione.
Questa urgente spinta precede le cruciali negoziazioni per il Sound Recording Labor Agreement (SRLA), che riprenderanno a novembre. L'AFM sta prendendo di mira giganti del settore come Universal Music Group, Sony, Warner e Hollywood Records (Disney), cercando di stabilire nuove regole che affrontino il panorama in rapida evoluzione dell'IA nella produzione musicale. Al centro delle loro richieste ci sono tre principi fondamentali: consenso, credito e compenso.
Nello specifico, il sindacato vuole che i musicisti abbiano il diritto inequivocabile di approvare o rifiutare l'uso della loro musica per l'addestramento di modelli di IA. Richiedono inoltre un credito trasparente per il loro lavoro e un giusto pagamento sia per l'utilizzo dell'IA sia per eventuali accordi di licenza che le etichette stipulano coinvolgendo i loro cataloghi. La preoccupazione, come evidenziato da un rapporto di Rolling Stone all'inizio di quest'anno, è che l'IA rappresenti un 'cambiamento profondo' nel modo in cui la musica verrà creata, ma senza regolamentazioni chiare, gli artisti vengono esclusi dall'equazione finanziaria.
Il presidente internazionale dell'AFM, Tino Gagliardi, ha sottolineato la posizione del sindacato, dicendo a Rolling Stone: "Le etichette discografiche non possono intascare profitti costruiti sulle spalle dell'arte umana mentre escludono i musicisti che lavorano dall'equazione". Ha sottolineato che l'AFM resisterà attivamente a qualsiasi tentativo di accordi tecnologici di bypassare gli artisti stessi il cui lavoro rende preziosi i cataloghi musicali.
I musicisti stanno assistendo alle etichette discografiche generare entrate significative concedendo in licenza i loro estesi cataloghi per l'addestramento dell'IA, spesso senza alcun compenso che torni ai creatori originali. Questa pratica, sostengono gli artisti, mina i principi fondamentali della proprietà intellettuale che l'industria musicale tradizionalmente sostiene.
Will Wells, membro dell'AFM, compositore e produttore noto per il suo lavoro con artisti come Cynthia Erivo e sulla serie di successo di Netflix Emily in Paris, ha espresso l'ansia diffusa tra i suoi colleghi. "L'idea che non abbiamo voce in capitolo su come la nostra musica viene sfruttata è agghiacciante", ha detto Wells a Rolling Stone, riflettendo la profonda preoccupazione per il controllo creativo e l'uso equo.
Wells ha chiarito che le richieste dell'SRLA non sono un tentativo di 'demonizzare' l'IA o di ostacolare il progresso tecnologico. Invece, l'attenzione è interamente rivolta a garantire la sostenibilità della musica come percorso di carriera per i creatori umani. "Siamo a favore dei creatori umani e a favore del compenso per il nostro lavoro", ha dichiarato, rafforzando l'impegno del sindacato a garantire un futuro in cui i musicisti possano continuare a prosperare e contribuire con la loro arte unica al mondo, piuttosto che essere sostituiti o sottovalutati dalla tecnologia.
