A guidare la carica è Digger, l'ultimo lavoro dell'acclamato regista Alejandro González Iñárritu, con un cast stellare che include Tom Cruise, Sandra Hüller e Riz Ahmed. Questo ambizioso thriller è incentrato sull'uomo più potente del mondo che intraprende una missione disperata per salvare l'umanità da una catastrofe che lui stesso ha scatenato. La premessa da sola suggerisce una narrazione avvincente e uno spettacolo visivo, un marchio di fabbrica del lavoro di Iñárritu.
Per coloro che cercano un'esperienza horror più intensa e localizzata, Kraken di Mohamed Chabane e Théo Jourdain Rhodes promette di far accapponare la pelle. Ambientato in un complesso residenziale, il film segue cinque giovani attratti in una trappola mortale all'interno di una torre abbandonata avvolta dalle voci, dopo che strane sparizioni hanno colpito la loro comunità. Interessante notare che il concetto iniziale di Kraken è emerso da una discussione informale con un ex detenuto diventato cinefilo, che ha suggerito una storia horror ambientata all'interno di un grande complesso abitativo.
Addentrandosi nel dramma storico, Notre salut di Emmanuel Marre offre una prospettiva unica sulla Francia di Vichy. Il film racconta la storia di Henri Marre, che arriva a Vichy nel settembre 1940, cercando un posto nella nuova amministrazione. L'ispirazione per il film è nata dalla scoperta da parte del regista Emmanuel Marre delle lettere dei suoi bisnonni, che rivelavano il servizio reale del suo antenato al regime di Vichy. "Lungi dall'essere un biopic tradizionale, il film attinge liberamente da questa corrispondenza per esplorare i meccanismi della banalità del male", osserva AlloCiné.
I fan del suspense possono aspettarsi Verity, diretto da Michael Showalter e interpretato da Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett. La storia segue Lowen Ashleigh, una scrittrice in difficoltà che accetta un incarico di ghostwriting per la famosa autrice Verity Crawford, trasferendosi nella sua tenuta isolata dove i segreti si nascondono senza dubbio.
Mémoire de fille (A Girl's Memory) di Judith Godrèche offre un viaggio riflessivo nel passato. Il film vede Annie Ernaux tornare nella sua città natale di Rouen per una firma di libri, innescando un vivido ricordo dell'estate del 1958 e del suo primo incontro intimo. Godrèche ha fatto una scelta deliberata di includere attori diversi e creare nuovi personaggi, come una giovane ragazza che nasconde la sua omosessualità, per arricchire la narrazione storica con rilevanza contemporanea.
Due documentari avvincenti si aggiungono al programma. Le Monde à l'endroit (The World Right Side Up) di Sylvie Meyer ritrae la rinomata psichiatra Muriel Salmona, specialista in violenza sessuale che dedica la sua vita ad aiutare coloro le cui infanzie sono state distrutte. Nel frattempo, Délivre-nous du Mal (Deliver Us from Evil) di Valeria Baldan e Giovanni Ziberna è presentato come l'unico documentario ufficialmente approvato dall'Associazione Internazionale degli Esorcisti, promettendo uno sguardo affascinante, seppur inquietante, sulla pratica.
Per un mix di mistero e dramma, Charlotte Dauphin dirige e interpreta Melpomène. Il suo personaggio, Marthe, torna nel sud della Francia trent'anni dopo la misteriosa morte di sua madre, determinata a scoprire la verità, solo per vedere la realtà sfuggirle mentre si avvicina al suo passato. Dauphin ha spiegato il suo doppio ruolo, affermando: "Marthe è stata un'indagine così profonda per me che sarebbe stato complicato affidarla a qualcun altro."
Dalla Malta arriva Le Chant des oliviers (The Song of the Olive Trees) di Alex Camilleri. Mar, sull'orlo di lasciare l'isola, eredita della terra dopo la morte di sua madre. Il suo viaggio per reclamare la sua proprietà la porta a Nenu, un custode di un'antica tradizione canora maltese conosciuta come għana, trascinandola in duelli musicali improvvisati e sfidando il suo desiderio di fuggire. Camilleri ha concepito il film dopo essersi innamorato della tradizione nascosta di għana durante un soggiorno temporaneo a Malta.
Infine, Un hiver russe (A Russian Winter) di Patric Chiha esplora le vite di giovani esuli russi — Margarita, Yuri e i loro amici — mentre navigano il loro posto in un mondo che non sentono più loro, muovendosi tra Parigi e Istanbul. L'estetica visiva distintiva del film, deliberatamente levigata e quasi digitale, mira a creare un senso di bellezza uniforme, "di plastica, intoccabile, artificiale" piuttosto che un'immagine pittoresca tradizionale.
