Il documentario, co-creato da Freddie Fox e Richard Fullerton con Kenneth Branagh e la sua Kenneth Branagh Company alla produzione, offre uno sguardo avvincente sul mondo del teatro britannico, in particolare sulla sua età d'oro e sulla sua duratura influenza. Dame Judi Dench racconta come luminari del palcoscenico come Richard Burton e John Neville fossero le "rock star" del teatro britannico del dopoguerra, creando una "febbre pre-Beatles" all'Old Vic. Condivide aneddoti sulle sue esibizioni al fianco di John Gielgud e Peggy Ashcroft, attribuendo a Gielgud il merito del suo ruolo fondamentale di Giulietta in Romeo and Juliet di Franco Zeffirelli del 1960.

Anthony Hopkins, un altro ex allievo dell'Old Vic, parla della sua fortuna nell'aver recitato con Gielgud e Laurence Olivier. Ricorda con umorismo l'impazienza di Gielgud durante le riprese di The Elephant Man di David Lynch. Il film evidenzia il legame cruciale del teatro con il cinema, notando il casting di Hopkins come Hannibal Lecter in The Silence of the Lambs dopo che Jonathan Demme vide la sua acclamata performance nei panni del magnate dei giornali Lambert Le Roux, simile a un rettile, nella pièce teatrale del National Theatre del 1985 di David Hare e Howard Brenton, Pravda. Gary Oldman definisce l'interpretazione di Hopkins in Pravda "una delle più grandi del XX secolo".

Into the Breach riunisce Oldman, Dame Judi, Hopkins, il regista Richard Eyre e il direttore artistico del National Theatre Indhu Rubasingham per un panel di discussione, ospitato da Branagh, sul palco dell'Old Vic, un luogo dove Dench e Hopkins hanno iniziato le loro carriere. Il documentario va oltre gli aneddoti, esplorando la politica del teatro, le discussioni su sessualità e razza, e il processo a volte spietato di creazione di un teatro nazionale. Scene toccanti mostrano Ian McKellen che racconta i suoi sforzi per mobilitare i politici a favore dei diritti dei gay.

Branagh, che è stato contattato da Freddie Fox per la collaborazione, è stato attratto dalla loro visione di un film che esplora "perché il teatro a volte crea un profondo cambiamento". Nota come il teatro possa essere un "riflesso della volatilità stessa", ripercorrendo la formazione del National Theatre e le battaglie affrontate da Laurence Olivier e Peter Hall. Fox sottolinea gli anni '50 e l'inizio degli anni '60, con l'English Stage Company al Royal Court, come un "momento cruciale" in cui il teatro ha guidato il cambiamento sociale, precedendo i movimenti controculturali della musica.

Il documentario presenta una ricchezza di filmati d'archivio "sbalorditivi", come li descrive Branagh, che mostrano leggende come Olivier, Burton, Gielgud, Dench, Maggie Smith, Helen Mirren e Paul Robeson. Vengono evidenziate le apparizioni "magnifiche e magnetiche" di Robeson come Otello e le sue esibizioni per i minatori di carbone, insieme al palpabile senso di pericolo che affrontò, in particolare quando si esibiva nel sud americano.

Il film ripercorre l'evoluzione del teatro attraverso i permissivi anni '50 e '60, sottolineando il ruolo di Lilian Baylis nel teatro populista e come individui e movimenti "abbiano fatto esplodere le possibilità" del mezzo, rendendolo spesso "sexy". Fox sottolinea l'importanza della tavola rotonda centrale con i leader del National Theatre, della Royal Shakespeare Company e del Royal Court, che discutono il futuro del teatro nell'era digitale.

Branagh si interroga se la "febbre pre-Beatles" descritta da Dame Judi esista ancora, chiedendosi come il teatro possa catturare l'attenzione oggi. Parla dell'esperienza comunitaria unica della performance dal vivo, citando la semplice analogia di Helen Mirren di un antico narratore e la sua stessa esperienza con il respiro collettivo di un pubblico durante The Tempest. Branagh vede il film come un "battere il tamburo" per il teatro, incoraggiando la riflessione sugli eroi del passato, il potenziale attuale e le possibilità future.

Freddie Fox conclude riflettendo sul titolo del documentario, Into the Breach, affermando che il teatro ha storicamente spinto in avanti durante i periodi di crisi nazionale e cambiamento sociale. Sottolinea la necessità per i professionisti del teatro contemporaneo di possedere l'ambizione di figure come Laurence Olivier e Joan Littlewood, pronti a guidare le conversazioni piuttosto che limitarsi a reagire.

Il film è descritto come un'esperienza "acquolina in bocca", anche per i non appassionati di teatro, ricco di interviste. Il contributo di Gary Oldman è evidenziato come "inestimabile", con un affascinante aneddoto sul suo debutto come gatto in una pantomima di Dick Whittington, completo di una filastrocca recitata.

Branagh e Fox parteciperanno al Telluride Film Festival, prendendo parte a sessioni di domande e risposte.

Da sinistra: Lucy Prebble, Gary Oldman, Judi Dench, Anthony Hopkins, Richard Eyre, Indhu Rubasingham e Kenneth Branagh da ‘Into the Breach’ Immagine: Da sinistra: Lucy Prebble, Gary Oldman, Judi Dench, Anthony Hopkins, Richard Eyre, Indhu Rubasingham e Kenneth Branagh da ‘Into the Breach’ (Credito: Jenni Carvell)