Mentre l'attesissimo 'Dune: Part Three', basato su 'Dune Messiah' di Frank Herbert, si prepara per la sua uscita il 18 dicembre, Vermette ha offerto uno sguardo alla visione ambiziosa che guida il film. La storia riprende 17 anni dopo gli eventi di 'Dune: Part Two', continuando il viaggio di Paul Atreides come imperatore ed esplorando le profonde conseguenze del suo regno.

La direttiva principale del regista Denis Villeneuve per Vermette era chiara: "non ripetere le scenografie". Questa sfida ha spinto il team di progettazione all'innovazione, una filosofia che Vermette abbraccia con tutto il cuore. Ha descritto la sequenza di apertura del film come una "pazza idea", immaginando un vasto paesaggio di sabbia nera sotto attacco da parte di astronavi. Centrale in questa visione era una colossale astronave da 55 tonnellate, meticolosamente realizzata per essere vista da ogni angolazione, sia all'interno che all'esterno.

Le problematiche pratiche per dare vita a un oggetto di scena così massiccio sul set erano immense. Vermette ha dettagliato il processo intricato, che ha comportato la sepoltura della nave sottoterra e la gestione della pioggia simulata per l'intera scena. Sono stati impiegati speciali spider rig e touch spinner per gestire l'elaborata sequenza di battaglia. Una gru era necessaria ogni due giorni per sollevare la nave, e un sofisticato sistema di pompe manteneva il set libero dall'acqua. Nonostante gli ostacoli logistici, Vermette ha affermato che i risultati spettacolari ne sono "valsi la pena".

La lunga collaborazione di Vermette con Villeneuve risale a spot pubblicitari nei primi anni 2000, portando infine al loro primo lungometraggio insieme, 'Enemy', nel 2013. Questa partnership si basa su un motto condiviso: 'Sfidiamoci a vicenda. Rendiamolo diverso.' Questo spirito è stato cruciale nel plasmare l'identità visiva distintiva della saga di 'Dune', assicurando che ogni capitolo sembri fresco pur rimanendo fedele al mondo stabilito.

Oltre alle epiche astronavi, la filosofia di design di Vermette enfatizza l'ancoraggio della fantasia alla realtà. Come lui stesso dice, per qualsiasi oggetto in questo mondo fittizio, "le cose devono avere un motivo per esistere... deve essere radicato nella realtà". Questo approccio ha guidato la sua creazione di luoghi iconici di 'Dune', dall'estetica oscura e industriale di Giedi Prime (ispirata alle fosse settiche) alla grandezza del Castello Atreides e al complesso Imperial Nexus Laboratory su Arrakis. Il suo spirito collaborativo, lavorando a stretto contatto con direttori della fotografia come Greig Fraser, ha persino permesso loro di ottenere effetti di luce solare naturale in laboratorio senza trucchi visivi, dimostrando che a volte, "non arrendersi mai alle idee folli" paga.