In un dettagliato amicus brief presentato questa settimana, come riportato da Deadline, i sindacati hanno esposto il loro caso contro OpenAI. Sostengono che il gigante tecnologico sta "appropriandosi del lavoro di persone della classe media e operaia per sviluppare la propria tecnologia" utilizzando contenuti di terze parti per addestrare i propri modelli linguistici di grandi dimensioni senza un'adeguata compensazione o permesso. Questo, sostengono, rappresenta un potenziale trasferimento massiccio di valore dai singoli artisti e scrittori alle corporazioni.
Il brief sottolinea che l'attuale disputa, nonostante il suo contesto tecnologico all'avanguardia, "in definitiva, questa disputa sull'addestramento dell'IA non è 'nient'altro che un caso ordinario di copyright' e dovrebbe essere trattata come tale". I sindacati sostengono che il fair use debba rimanere una determinazione caso per caso piuttosto che un'esenzione generale, cosa che ritengono cruciale per proteggere i lavoratori umani dallo sfruttamento.
Questo intervento legale è direttamente collegato a una causa consolidata per violazione del copyright contro OpenAI, intentata da un consorzio di testate giornalistiche tra cui The New York Times, e una serie di scrittori acclamati. Tra i querelanti di alto profilo figurano giganti letterari come George R.R. Martin, John Grisham e Jonathan Franzen, accanto a comici come Sarah Silverman e organizzazioni come la Authors Guild.
La questione dell'Intelligenza Artificiale e il suo impatto sul lavoro creativo è stata una pietra angolare degli storici scioperi di Hollywood del 2023. Sia la WGA che la SAG-AFTRA hanno combattuto instancabilmente per ottenere protezioni, negoziando infine accordi che includevano diritti di notifica e contrattazione per l'uso di opere coperte per addestrare sistemi di IA generativa commerciale. Il brief dei sindacati afferma con forza che una sentenza che conceda un fair use categorico per l'addestramento dell'IA "renderebbe di fatto vani i termini concordati dai sindacati e dall'industria al tavolo delle trattative". Un tale esito, avvertono, non solo danneggerebbe i titolari di copyright ma, cosa più importante, "le persone che creano il lavoro".
Unendo le loro voci, SAG-AFTRA, la WGA e l'AFM stanno inviando un messaggio chiaro: il futuro del lavoro creativo dipende dalla garanzia che lo sviluppo dell'IA rispetti la proprietà intellettuale e compensi equamente il talento umano il cui lavoro alimenta queste tecnologie avanzate.
