La premessa iniziale di 'Digger' presenta Tom Cruise nei panni di Digger Rockwell, un magnate del petrolio le cui azioni innescano inavvertitamente un'apocalisse. Tuttavia, il film svela presto un colpo di scena meta-narrativo: Cruise interpreta in realtà Curtis Markson, un attore che impersona Rockwell in una pièce teatrale di New York intitolata 'Fossil Fools'. Questa rivelazione traccia immediatamente un parallelo avvincente con 'Birdman' di Iñárritu, che seguiva notoriamente Riggan Thomson (Michael Keaton), un attore perseguitato dal suo passato di icona di supereroe, mentre tentava di recuperare credibilità artistica mettendo in scena un adattamento teatrale di un racconto di Raymond Carver.

Entrambi i film scavano a fondo nelle psiche degli attori che lottano con la loro arte, la percezione pubblica e le linee spesso sfumate tra i ruoli interpretati e la loro vera essenza. Iñárritu utilizza abilmente l'immediatezza unica del teatro dal vivo come sfondo per queste crisi esistenziali. A differenza del processo di realizzazione cinematografica che dura mesi, il teatro offre una connessione diretta e viscerale tra artista e pubblico, una qualità che Iñárritu, insieme al suo frequente direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, cattura attraverso un distintivo lavoro di macchina a mano, lunghi piani sequenza e primi piani intimi. Questa scelta stilistica non solo rispecchia l'energia grezza della vita dietro le quinte, ma rende anche omaggio al film del 1977 di John Cassavetes, 'Opening Night', una chiara ispirazione per le esplorazioni di Iñárritu sugli attori sull'orlo del baratro.

Mentre 'Birdman' esplorava principalmente l'intenso dubbio di sé di un artista e la lotta per la validazione personale, 'Digger' espande questa conversazione in una più ampia rilevanza sociale. Curtis Markson, consumato dalla realtà distopica creata da figure come il vero Digger, si chiede se satirizzare tale devastazione non ne riduca la gravità a mero intrattenimento. Questo conflitto interiore viene messo in discussione quando il benefattore della pièce, Kenny (Jesse Plemons), rivela il suo legame familiare con il vero Digger, affermando l'importanza vitale del loro sforzo artistico. Il film, nonostante il suo commento arrabbiato sul cambiamento climatico e l'influenza delle élite potenti, finisce per sostenere il potere dell'arte di servire come un vitale promemoria degli errori dell'umanità, offrendo al contempo un incoraggiamento.

Attraverso entrambe le narrazioni, Iñárritu postula che gli artisti, attraverso il loro lavoro dedicato sul palco, possano trovare una forma di assoluzione e scopo. 'Digger' rafforza la convinzione che l'arte non sia una ricerca frivola, ma una forza necessaria e vibrante capace di stimolare la riflessione e ispirare speranza, anche di fronte a una calamità diffusa. È una potente continuazione di un dialogo iniziato con un trionfo da Oscar e che ora risuona con ancora più urgenza.