Riportato da ScreenRant, il nuovo film di Resident Evil ha ottenuto un ampio plauso, vantando uno stellare punteggio critico del 95% su Rotten Tomatoes, insieme a un solido punteggio del pubblico dell'86% da parte della notoriamente esigente fanbase della serie di videogiochi. Questo doppio successo, sia finanziario che critico, posiziona il film come un punto di svolta significativo per un genere ibrido che ha spesso faticato a trovare la sua strada.
L'action horror, un mix di combattimenti ad alta velocità e mostri terrificanti, ha una storia altalenante. Mentre film come il classico Aliens di James Cameron del 1986, o cult preferiti come Near Dark (1987) e From Dusk Till Dawn (1996), occasionalmente hanno sfondato, il genere è disseminato di tentativi che non sono riusciti a risuonare con critici o pubblico. Film come la serie Underworld, World War Z, o anche i precedenti adattamenti di Resident Evil hanno spesso faticato a bilanciare efficacemente i loro due elementi principali, sacrificando frequentemente spaventi genuini per azione esagerata, o viceversa.
Il regista Zach Cregger, noto per il suo capolavoro del 2025 Weapons, ha affrontato Resident Evil con una visione chiara. Il film è incentrato sul personaggio di Austin Abrams, Bryan, un corriere oberato di lavoro la cui consegna notturna al Racoon City General prende una svolta terrificante dopo un incidente inaspettato. Con una durata serrata di 95 minuti, una narrazione lineare e un intelligente mix di umorismo autoironico e spaventi legittimi, il reboot di Cregger dimostra che il genere può effettivamente funzionare se gestito con precisione.
Una chiave del successo del film risiede nel suo protagonista. A differenza di molti predecessori action-horror in cui gli eroi sono virtualmente invincibili, diminuendo qualsiasi senso di minaccia, Bryan è ritratto come un personaggio relazionabile e umano. Sebbene navighi in situazioni incredibilmente improbabili, la sua vulnerabilità è palpabile. Il film mantiene un alto numero di morti e presenta uscite inaspettate per alcuni personaggi, assicurando che gli spettatori rimangano sul filo del rasoio, senza mai essere del tutto certi chi sopravvivrà all'incubo di Bryan. Questo approccio aggira con successo la trappola di rendere gli elementi horror meno impattanti presentando un protagonista indistruttibile.
Il vasto successo di Resident Evil potrebbe segnalare una nuova era per l'action horror nel cinema mainstream. Mentre la televisione ha visto un successo più costante con questo mix, come dimostrano serie come The Last of Us e Ash Vs. Evil Dead, il film di Cregger offre un modello convincente per le produzioni cinematografiche. I registi che cercano di replicare questo successo farebbero bene ad imparare dalla lezione più cruciale di Resident Evil: spaventi autentici richiedono un protagonista la cui mortalità non sia mai veramente in dubbio, anche in mezzo a tutta l'azione.
