Il film introduce Vyan, interpretata dall'impressionante Avan Jamal, una giovane emigrata curda di 24 anni in visita nel Kurdistan iracheno nel 2014, quando lo Stato Islamico (IS) lancia un brutale attacco. Dopo che i suoi genitori vengono assassinati e lei e la sua sorella minore Helin vengono vendute come schiave sessuali, Vyan dimostra un'incredibile resilienza, uccidendo il suo rapitore e fuggendo per unirsi a un'unità d'élite di cecchine Peshmerga.
Come rivela la poetica narrazione di Vyan, "Peshmerga" si traduce in "prima della morte", significando combattenti che entrano in battaglia non per paura, ma per forza. Vyan incarna questa audacia, avendo presumibilmente eliminato oltre cento combattenti nemici in tre anni. La sua formidabile reputazione è tale che i combattenti dell'IS, che credono "Nessun Paradiso Se Vieni Uccisa da una Donna", hanno posto una taglia di un milione di dollari sulla sua testa.
Dopo un atto eroico che impedisce a un attentatore suicida dell'IS su un camion di attaccare la sua unità, una Vyan gravemente ferita torna in Norvegia per recuperare. Lì, affronta una dura scelta da parte di un funzionario governativo: accettare una nuova identità e protezione a causa della minaccia che rappresenta per altri cittadini norvegesi, o affrontare un processo per aver combattuto per un altro paese. La sua decisione viene presa quando una telefonata conferma che sua sorella Helin è ancora intrappolata a Mosul, tenuta da un combattente dell'IS noto come il cecchino svedese. Fedele alla sua famiglia, Vyan si prepara per quella che potrebbe essere la sua ultima, solitaria missione per salvare Helin.
La seconda metà del film si trasforma in un'esperienza avvincente, quasi simile a un videogioco, mentre Vyan naviga meticolosamente attraverso tunnel e i paesaggi devastati lasciati dall'IS. Offre un ritratto più sfumato e dettagliato della solitaria pazienza e della logica strategica di un cecchino rispetto a film precedenti come "American Sniper" di Clint Eastwood. Con l'aiuto di un amichevole comandante curdo delle forze governative irachene a Mosul, Vyan lavora per localizzare i cecchini dell'IS che impediscono ai civili di fuggire dalla città devastata.
Il regista Halkawt Mustafa, la cui ispirazione per "No Paradise" è nata dal suo progetto televisivo del 2015 "Le Donne che l'ISIS Temono" e dalla sua esperienza come fotografo di guerra testimone di potenti combattenti donne, dedica il film alle sue figlie. Il film intreccia con orgoglio usanze e tradizioni curde, dal "canto" del fucile di Vyan ai brani tradizionali eseguiti dal suo capitano Peshmerga e dal comandante curdo a Mosul.
Tecnicamente, il film è un risultato raffinato. La cinematografia in agguato del DP norvegese John Erling H. Fredriksen è un punto di forza, così come l'uso di location reali a Mosul. Le scioccanti rovine della città un tempo fiorente trasmettono potentemente la brutalità della campagna per liberarla dall'IS. Anche il sound design che crea tensione di Mattias Eklund e Jan Kasskawo merita una menzione speciale, in particolare in un film in cui il personaggio principale opera spesso in silenzio.
