L'acclamato regista Alex Gibney, noto per documentari incisivi come "Taxi to the Dark Side", ha affrontato una sfida insolita con il suo ultimo progetto, "Musk". Incapace di ottenere un'intervista diretta con l'enigmatico magnate della tecnologia, Gibney ha impiegato in modo innovativo l'intelligenza artificiale per creare una conversazione simulata, offrendo una nuova prospettiva sul suo sfuggente soggetto.
Il documentario di quattro ore di Gibney, "Musk", attualmente nelle sale, approfondisce la vita del fondatore di SpaceX e Tesla. Come Gibney ha rivelato nel podcast "Screen Talk" di IndieWire, la sua unica interazione diretta con Musk è stata un breve scambio su X (precedentemente Twitter) quando il film è stato annunciato per la prima volta. Questo ha confermato che un'intervista tradizionale faccia a faccia era fuori questione, costringendo Gibney e il suo team di produzione Jigsaw a pensare fuori dagli schemi.
La loro soluzione è stata rivoluzionaria: un avatar generato dall'IA di Musk, animato per pronunciare le sue stesse parole. "Abbiamo raccolto un enorme database di cose che Elon aveva effettivamente detto, e quelle registrazioni sono quelle che utilizziamo nel film", ha spiegato Gibney a IndieWire. L'obiettivo era creare l'*impressione* di un'intervista, facendo sentire il soggetto presente e coinvolto, anche senza la sua partecipazione diretta alla produzione del film.
Questa scelta creativa non è stata semplicemente una soluzione alternativa, ma una deliberata dichiarazione artistica, legata ai temi più ampi del documentario. Gibney ha notato la stessa fascinazione di Musk per l'idea di vivere in una simulazione, spingendo il regista a chiedere: "Che ne dici di un'intervista simulata?" Questo approccio riflette cinematicamente sul ruolo dell'IA nella società, sul nostro rapporto con i grandi modelli linguistici e sull'interesse di Musk per i giochi e le simulazioni. Lavorando con lo studio integrato MakeMake, il team ha progettato meticolosamente un set, ha scelto una "sedia da gamer" per l'avatar e ha utilizzato strumenti di IA per sincronizzare i movimenti della figura con l'audio registrato di Musk. Gibney ha descritto il rendering facciale dell'avatar come "un ritratto molto lusinghiero... di Musk."
Oltre al suo uso innovativo come strumento narrativo, l'IA è presente in modo prominente in "Musk" anche come soggetto di cautela. Il documentario evidenzia le preoccupazioni relative all'ormai defunto "Department of Government Efficiency" (DOGE) di Musk. Composto da dipendenti della Gen Z, DOGE avrebbe avuto accesso e archiviato enormi quantità di dati dei cittadini statunitensi mentre smantellava agenzie governative. Ciò solleva allarmi sul potenziale utilizzo di tali dati per addestrare potenti modelli di IA per la manipolazione politica. Geoffrey Hinton, spesso definito il "padrino dell'IA", ha suggerito che se tali dati fossero stati trasferiti a SpaceX, "sarebbe stato facile come trasferire un file del computer in una cartella". Questo scenario, ha notato Gibney, potrebbe consentire strategie sofisticate per influenzare le elezioni, ben oltre metodi come quelli visti con Cambridge Analytica.
In definitiva, "Musk" utilizza l'intelligenza artificiale in una duplice veste: come innovativo dispositivo cinematografico per interagire con un soggetto inaccessibile e come un netto avvertimento sul potere incontrollato della tecnologia e sul suo potenziale dirompente per la società.
