Mentre la polvere si posa sui festival cinematografici di Venezia e Telluride, gli osservatori del settore stanno setacciando il primo "buzz" per identificare i potenziali favoriti della stagione dei premi e i film che non hanno del tutto convinto. Telluride, noto per le sue accoglienze entusiastiche, ha generalmente prodotto una prospettiva più positiva, mentre Venezia ha presentato un mix di trionfi critici e prime divisive.

Il pubblico di Telluride è stato particolarmente colpito da alcuni "holdover" di Cannes, tra cui “Club Kid” di Jordan Firstman e “La Bola Negra” di Los Javis, entrambi posizionati come forti contendenti per le nomination agli Oscar del 2027. Tuttavia, la più grande sorpresa di Telluride è stata l'accoglienza entusiastica per “You Can See Everything”, un documentario su Elizabeth Holmes co-diretto da Lance Oppenheim e Nathan Fielder, che ha debuttato con un immediato plauso.

Venezia, al contrario, ha offerto meno ovvi contendenti ai premi ma ha comunque generato un significativo "buzz". L'elegante dramma relazionale “Possible Love” di Lee Chang-dong ha affascinato i critici, così come “NAZA”, un potente nuovo documentario su Gaza dei vincitori dell'Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor, che si prevede si aggiudicherà un premio importante. “Woman Unknown” di May el-Toukhy, un inquietante dramma post-Seconda Guerra Mondiale ambientato in Danimarca, ha anche attirato l'attenzione, in particolare date le continue discussioni del festival sulla parità di genere nella sua competizione.

Non tutti i film sono emersi indenni. “Fjord”, vincitore della Palma d'Oro di Cristian Mungiu, ha ricevuto reazioni contrastanti a Telluride dopo il suo debutto a Cannes, scatenando un dibattito politico con la sua rappresentazione di una devota coppia rumena e dei loro vicini norvegesi. “Bunker” di Florian Zeller, con Javier Bardem e Penélope Cruz nei panni di una ricca coppia in crisi, ha ricevuto recensioni tiepide nonostante un'entusiastica ovazione del pubblico a Venezia, mettendo in dubbio il suo status di precoce speranza per l'Oscar. Anche i documentari sono stati oggetto di esame, con “Everest: The Other Side” di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin che ha suscitato un dibattito sulle sue complessità morali.

Uno dei film più discussi è stato “Primetime” di Lance Oppenheim, un thriller ispirato a “To Catch a Predator” con Robert Pattinson, che è emerso da Venezia con un'accoglienza decisamente divisiva, che andava da recensioni miste a ottime.

Tra le varie risposte, il dramma familiare “Tender Loving Care” di Mike Leigh si è distinto come un chiaro favorito della critica. Il film, potenzialmente l'ultima opera del regista britannico di 83 anni, è stato adorato per la sua rappresentazione sentita ma incredibilmente cupa di persone riunite e separate dal tempo. Con un eccezionale cast corale che include Kate O’Flynn, Marion Bailey, Paul Jesson e Alice Bailey Johnson, è già acclamato come uno dei migliori film della stagione autunnale.

Tender Loving Care

Mentre il circuito dei festival continua, Venezia e Telluride hanno fornito una "roadmap" avvincente, anche se a volte contraddittoria, per i film che modelleranno le conversazioni che porteranno agli Oscar.