I registi Yuval Abraham e Rachel Szor, noti per il loro acclamato 'No Other Land', stanno portando il loro ultimo documentario, 'NAZA', al pubblico statunitense con una strategia di distribuzione indipendente e accelerata. Il film, che esplora il coinvolgimento dell'esercito israeliano a Gaza attraverso interviste con 24 informatori, è destinato a iniziare la sua corsa nelle sale senza un distributore importante, una decisione dettata dal desiderio dei registi che il suo messaggio urgente raggiunga rapidamente gli spettatori.
Dopo la sua prima mondiale alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria, 'NAZA' ha fatto il suo debutto nordamericano al New York Film Festival il 26 settembre. Il film aprirà all'IFC Center di New York il 30 settembre, con piani di espansione a Los Angeles e in altri mercati entro il 9 ottobre, seguito da un'uscita nazionale più ampia. Questo rapido lancio è una mossa deliberata dei produttori The Guardian e mk2, che stanno guidando lo sforzo di distribuzione indipendente.
Questo approccio è in netto contrasto con le sfide affrontate dal precedente lavoro di Abraham e Szor, 'No Other Land', che ha anch'esso affrontato argomenti delicati legati al conflitto di Gaza e ha faticato a trovare un distributore nonostante l'elogio della critica. La decisione di 'NAZA' di forgiare il proprio percorso assicura che il suo contenuto attuale non sia ritardato dagli ostacoli della distribuzione convenzionale.
'NAZA' ha già generato un notevole clamore e considerevoli controversie, attirando forti reazioni da parte dei funzionari israeliani. IndieWire riporta che il capo di stato maggiore dell'IDF Eyal Zamir ha promesso di usare “ogni strumento a nostra disposizione” per fermare il film, mentre il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha persino suggerito di privare della cittadinanza israeliana i soggetti intervistati per aver presumibilmente condiviso informazioni classificate.
I registi hanno sottolineato la loro motivazione in una dichiarazione, spiegando: "Abbiamo realizzato questo film per un senso di obbligo di usare la nostra posizione di registi e giornalisti israeliani per esaminare i sistemi dietro l'uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro paese è responsabile." Hanno descritto il loro viaggio di tre anni filmando membri dell'esercito israeliano, ponendo domande profonde sulla disumanizzazione e sul funzionamento interno di tali sistemi. I registi hanno notato che mentre alcune rivelazioni sono apparse nel giornalismo investigativo attraverso The Guardian, +972 Magazine e Local Call, il film consente un'esplorazione più profonda "non solo delle parole dette ma anche di quelle non dette, del silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio."
'NAZA' promette di essere un'esperienza cinematografica potente e stimolante, offrendo uno sguardo critico su una questione geopolitica complessa e altamente carica, ora più accessibile che mai al pubblico americano.
